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Calcio

L'Italia nel pallone: notizie e discussioni sullo sport più seguito dagli italiani
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Monday, 21 August 2006, 11:04
taunus
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La juve ricorre al TAR


Ormai e' ufficiale: la juve non ricorre al CONI ma andra' per le vie della giustizia ordinaria.

dal sito della gazzetta on line:

"Cobolli: "Difendo l'onore Juve"

Oggi il c.d.a. bianconero voterà il ricorso al Tar, fondato sia sull'aspetto dell'equità che del danno patrimoniale provocato. Il presidente: "Chiediamo di essere trattati come gli altri"

Era ora, basta le buffonate della giustizia sportiva che tratta le squadre con disparita' e in base all' urlo della gente. O tutti in A o tutti in B. Almeno le 4. Piu' una bella penalizzazione alla Roma per tutti i casini economici.
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Monday, 21 August 2006, 14:44
Breakbll
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Comunicato Ufficiale

Immediato ricorso al TAR del Lazio

Il Consiglio di Amministrazione di Juventus FC SpA, si è riunito oggi per esaminare la situazione dopo l’esito negativo del tentativo di conciliazione con la FIGC nella seduta del 18 agosto 2006.

Il Consiglio di Amministrazione ha preso atto che la posizione della Federazione espressa in quella sede – possibile riduzione della sanzione pecuniaria e delle giornate di squalifica del campo da gioco torinese – ha lasciato irrisolte le questioni centrali, quali l’ingiustificata gravità delle sanzioni e la mancanza di equità di trattamento riservato alla Juventus rispetto a tutti gli altri club concorrenti.

Il Consiglio ha preso atto con profondo rammarico della situazione che si è venuta a creare. Conferma la volontà della società di collaborare con gli organi della Federazione nel processo di rinnovamento del calcio, ma si è visto dall’altra parte costretto a deliberare, anche per la doverosa tutela dei propri azionisti, dei terzi portatori di interessi e dei propri tifosi, con decisione unanime, l’immediato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, riservandosi nei tempi consentiti il ricorso alla Camera Arbitrale del CONI.


Juventus.it
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Monday, 21 August 2006, 20:00
Ssnake
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Tuesday, 22 August 2006, 18:49
Mr. 'T'
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Si perchè il fatto di muovere tanti soldi ed essere quotati in borsa gli dà il diritto di rubare impunemente e pergiunta di diritto!!!!
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Tuesday, 22 August 2006, 21:59
taunus
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Originariamente inviato da Mr. 'T'
Si perchè il fatto di muovere tanti soldi ed essere quotati in borsa gli dà il diritto di rubare impunemente e pergiunta di diritto!!!!

Magari un piccolo sforzo di leggere le motivazioni...

La juve non si lamenta di essere in B ma che ha subito una disparita' di trattamento rispetto alle altre squadre coinvolte.

Anche il Milan rubava ma e' in A e anche in CL.... E non le hanno levato nessuno scudetto....
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Tuesday, 22 August 2006, 22:24
Mr. 'T'
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Quote:
Originariamente inviato da taunus
Magari un piccolo sforzo di leggere le motivazioni...

La juve non si lamenta di essere in B ma che ha subito una disparita' di trattamento rispetto alle altre squadre coinvolte.

Anche il Milan rubava ma e' in A e anche in CL.... E non le hanno levato nessuno scudetto....
Vuoi mettere le altre squadre al piano della juve?

ognuno è stato punito in base a ciò che ha commesso.
la juve non può recriminare di quello che è gli è stato comminato rispetto alle altre.

Io ho ben capito invece, sono gia 2 gradi di giudizio che la menano con il fatto del danno economico, i vantaggi economici in tutti questi anni li hanno avuti, se fallissero adesso sarebbe anche il minimo.
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Tuesday, 22 August 2006, 22:32
taunus
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Originariamente inviato da Mr. 'T'
la juve non può recriminare di quello che è gli è stato comminato rispetto alle altre.

Questo e' il tuo personalissimo parere. Assolutamente non il mio ne' quello del cda Juve.

Ho gia' detto che se ad un tavolo di bari uno vince non puo' averlo fatto onestamente. E il Milan per esempio ha vinto un congruo numero di scudetti in era Moggi...
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Tuesday, 22 August 2006, 22:38
Mr. 'T'
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Troppo comodo cercare altri che espiano le proprie pene.
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Tuesday, 22 August 2006, 22:52
taunus
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Quote:
Originariamente inviato da Mr. 'T'
Troppo comodo cercare altri che espiano le proprie pene.

Hai sbagliato solo il pronome.. non "proprie" ma "loro"...
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Wednesday, 23 August 2006, 00:36
Ssnake
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Gli stessi giudici che hanno emesso la condanna, hanno anche ammesso che le motivazioni non esistevano, e che le condanne sono state fatte tenendo conto di cose ,come l'ordine pubblico ed altre motivazioni, che solitamente non dovrebbero influenzare una corte, e siamo ancora qui a dire.."ma questo ha fatto quello e l'altro ha fatto questo"...
Un giorno Indio ha scritto rispondendo ad un mio post..." si vede chi non comanda piu', nel calcio"
Aveva ragione! Adesso e' ovvio chi e' passato al comando....dalle intercettazioni, a Rossi ,a Casiraghi....sono tutti sotto una bandiera!Poi possiamo anche continuare a dire...."si pero' Moggi....."
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Wednesday, 23 August 2006, 07:44
Mr. 'T'
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Quello che non capisco è il fatto che ancora non vi rendiate conto nemmeno dopo aver sentito le intercettazioni di quello che c'era sotto.
Continuate ad attaccarvi a cose che poi in realtà sapete soltanto voi juventini, non ho mai sentito di nessun giudice che affermava tale idiozie, un giudice non può condannare a mò di vigile urbano.
Ci sono stati diversi gradi di giudizio, dove i giudici erano sempre diversi, ne è uscita la conferma alla serie B della juve con penalizzazione.
già il fatto che vi hanno abbuonato 13 punti doveva fargli prendere un arttimino fiato, invece insistono con la unica motivazione (per me assurda) del danno economico.
Se io vado a fare una rapina e mi arrestano, la mia famiglia subisce un danno economico, io non posso più mantenerla, ma per caso mi lasciano fuori per questo?
Dai non scherziamo, la juve è quotata in orsa da anni, chi ha investito sulla juve, chiunque sia, e non solo i loro tifosi, hanno beneficiato del buon andamento (fraudolento a volte) della squadra.
Adesso per quei titoli il periodo sembrerebbe non favorevole, bene, gli investitori vendano e ricavino quanto più possibile, le regole della borsa le conoscono, oggi va bene domani no, ma per questo chi è stato colto non deve assolutamente passarla liscia.
Se poi parliamo all'origine delle intercettazioni, dobbiamo anche dire una cosa, inon si può mettere sullo stesso piano il ladro con chi ha fatto beccare il ladro, era inevitabile che qualcuno prima o poi si rompesse le scatole di vedere i dirigenti juventini che si accomodano le partite con gli arbitri che gli aggradano o meno.
Ricordiamo il fatto GRAVE dell'arbitro chiuso negli spogliatoi, indipendentemente dalla denuncia Moggi dovrebbe rispondere di sequestro di persona.
Mi fermo quì, inutile ripercorrere tutto quello che è accaduto nei mesi scorsi, fiato sprecato.
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Wednesday, 23 August 2006, 08:23
Breakbll
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Sarò breve....

I provvedimenti disciplinari della giustizia sportiva,
loro effetti riflessi sul mercato. Disciplina statuale e comunitaria.


1 - Premesse.

Le recenti vicende di Calciopoli, conclusesi con la decisione della Commissione d’Appello Federale della FIGC e le conseguenti polemiche che la stessa ha inevitabilmente suscitato per la severità delle sanzioni inflitte, anche ad una società di tipo commerciale operante nel mercato, impongo alcune riflessioni sul grado di pienezza della tutela che la giustizia sportiva riesce a garantire alle squadre federate, alle società di capitali che le gestiscono, ai loro dirigenti, ai giocatori e ai tifosi e sulla possibilità di potersi rivolgere alla giustizia statuale per assegnare tutela giurisdizionale a quelle posizioni giuridiche soggettive dei singoli (di diritto soggettivo e di interesse legittimo) che gli Organi della Giustizia Sportiva, come è stato ampiamente dimostrato, possono, col proprio agire, ledere mediante le proprie decisioni.

2 - Ordinamento sportivo e ordinamento statuale

E’ noto che il nostro ordinamento statuale conosce una serie di fenomeni associazionistici complessi e di carattere collettivo (che possiedono i caratteri della plurisoggettività, dell’organizzazione e della normazione) considerati a tutti gli effetti degli ordinamenti giuridici settoriali, dotati di una certa autonomia propria, seppure operanti nel rispetto della supremazia dell’ordinamento statale, per i quali è la stessa Costituzione a sancire e riconoscere la legittimità di tale pluralismo (art. 2 e 18 Costituzione).

Il fenomeno associazionistico sportivo rientra a pieno titolo nella categoria degli ordinamenti settoriali e in Italia è costituito dal complesso sistema organizzativo che fa capo al CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano), a sua volta affiliato al CIO (Comitato Internazionale Olimpico).

L’ordinamento sportivo nazionale, perciò, ha la peculiarità di dover agire in maniera conforme sia alle norme dell’ordinamento statale di riferimento (oltre che dell’ordinamento comunitario, ma sul punto meglio infra si dirà), che ai precetti dell’ordinamento sportivo internazionale, secondo differenti gradi di autonomia o di dipendenza.

3 - La giustizia sportiva e il vincolo di giustizia.

In questo quadro, si inserisce il sistema della cosiddetta giustizia sportiva che rappresenta l’insieme di tutti quegli istituti previsti dagli statuti e dai regolamenti di ogni federazione, preposti a dirimere le controversie che nascono tra federazioni, associazioni di appartenenza e singoli atleti, tutti soggetti questi che fanno parte dell’ordinamento sportivo della Federazione Italiana Gioco Calcio che, all’articolo 27 primo comma del proprio Statuto, prevede che “ i tesserati, le società affiliate e tutti i soggetti, organismi e loro componenti che svolgono attività di carattere agonistico, tecnico, organizzativo, decisionale o comunque rilevanti per l’ordinamento federale, hanno l’obbligo di osservare il presente Statuto e ogni altra norma federale”.

Da detta norma, discende il cosiddetto vincolo di giustizia che fissa il principio secondo cui i sopraelencati soggetti hanno l’obbligo di adire, circa le questioni legate allo svolgimento dell’attività sportiva, gli organi di giustizia sportiva ed accettare e rispettare ogni norma o provvedimento federale.

Ed, infatti, l’articolo 27, sempre dello Statuto Federale, al successivo comma due, fissa il principio secondo cui essi “in ragione della loro appartenenza all’ordinamento settoriale sportivo o dei vincoli assunti con la costituzione del rapporto associativo, accettano la piena e definitiva efficacia di qualsiasi provvedimento adottato dalla F.I.G.C., dai suoi organi o soggetti delegati, nelle materie comunque riconducibili allo svolgimento dell’attività federale nonché nelle relative vertenze di carattere tecnico, disciplinare ed economico”.

Sennonché, il vincolo di giustizia, nei termini anzidetti, ha in passato sollevato molteplici questioni di legittimità costituzionale, ponendosi in contrasto con norme di rango ad esso superiore.

Ci si riferisce, in particolare, all’art. 24, primo comma [1], 103, primo comma [2] e 113, commi primo e secondo [3] della Costituzione.

Ciò richiede, quindi, l’introduzione di un necessario distinguo tra le possibili controversie che chiamano in causa gli organi di giustizia sportiva e quelle per le quali si profila l'ammissibilità di ulteriore, diversa tutela da parte degli organi giurisdizionali dello Stato, anche avuto riguardo ai caratteri e ai limiti di operatività dell’anzidetto vincolo di giustizia.

In particolare, le controversie sussumibili alla giustizia sportiva si possono distinguere in: 1) tecniche, quando l’oggetto della contesa è relativo all’organizzazione della gara e al suo regolare svolgimento; 2) disciplinari, quando vengono emanati provvedimenti atti a reprimere comportamenti in contrasto con i principi dell’attività sportiva; 3) economiche, quando le controversie sono di natura patrimoniale o economica; 4) amministrative, quando vengono emanati provvedimenti volti a precludere parzialmente o totalmente la partecipazione di un soggetto nell’ambito dell’ordinamento sportivo o a impugnare atti degli organi di governo delle federazioni.

Detta necessaria premessa dovrebbe consentire di giungere alla conclusione che il vincolo di giustizia di cui si è detto non ha carattere assoluto, ma la sua validità dovrà essere limitata alle sole questioni rilevanti unicamente all’interno dell’ordinamento sportivo e che ivi esauriscono i propri effetti e, quindi, per rapporti non lesivi di posizioni giuridiche soggettive (ossia non lesive di diritti soggettivi e interessi legittimi) tutelati e disciplinati dall’ordinamento statale nei termini sopra riferiti.

Mentre le questioni di tipo tecnico, quelle di cui al precedente punto 1, (si pensi alla omologazione del risultato di una partita) non rilevano per l’ordinamento giuridico statuale [4], è fuor di dubbio che rilevanza assumano le questioni di tipo economico/patrimoniale e amministrativo, seppure sorte in ambito sportivo e in questioni sussumibili in quell’ordinamento.

Più problematico appare l’inquadramento delle questioni inerenti i provvedimenti disciplinari (quelli tra cui rientrano le decisioni della CAF).


Continua...
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Wednesday, 23 August 2006, 08:25
Breakbll
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4 - Il conflitto tra la giustizia sportiva e quella statuale: i provvedimenti disciplinari. Giudice Ordinario o Giudice Amministrativo? Il decreto legge n. 220/2003(decreto salvacalcio).

Sul punto, proprio con l’intento di definitivamente risolvere la questione inerente al vincolo di giustizia e ai suoi limiti, è intervenuto il Legislatore nazionale che, con il noto decreto legge 19 agosto 2003, n. 220 (meglio noto come decreto salvacalcio), convertito in legge 17 ottobre 2003, n. 280, ha normato l’istituto in esame.

Dall’esame dei primi tre articoli del decreto citato, sembrerebbe che di alcune controversie (quelle indicate alle lettere a e b del primo comma dell’art. 2) debba occuparsi la Giustizia sportiva (si badi senza alcuna possibilità di ulteriore diversa tutela da parte di altro Giudice statuale almeno stando alla lettera del primo comma dell’art. 3 [5]); il Giudice ordinario si può occupare delle controversie inerenti a questioni sui rapporti patrimoniali tra società, associazioni e atleti, mentre il Giudice amministrativo (cui viene affidata giurisdizione, definita, esclusiva) avrebbe titolo a conoscere le questioni inerenti ad atti del Coni ovvero della Federazione che non fossero riservate (vedi lettere a e b del comma 1 art. 2 di cui sopra si è detto) alla giustizia sportiva.

Dal quadro normativo sopra evidenziato, emergono talune perplessità di legittimità costituzionale dell’intera disciplina posto che sembrerebbe che siano state espropriate del loro Giudice naturale tutte quelle posizioni giuridiche sostanziali, attinenti alle società, associazioni e atleti federati, lese dagli effetti di una decisione di organi interni della Federazione stessa che, da sempre, per giurisprudenza pacifica e incontestata, sono invece ritenuti atti paritetici e non autoritativi come meglio infra si preciserà.

Ne consegue che la previsione di un arretramento dello Stato e delle forme di tutela giudiziaria immanente che Esso deve offrire ai suoi cittadini e ai soggetti (anche economici) che lo compongono costituisce atto di straordinaria violazione degli elementari principi costituzionali di cui sopra si è detto.

Paradossalmente, infatti, prima facie, sembrerebbe che qualsiasi interpretazione che si volesse eseguire sulla portata delle norme citate non consenta di superare il limite, da quelle offerto, dell’assegnazione di giurisdizione esclusiva del G.A. alle sole questioni (non avrebbe potuto, in effetti, essere diversamente anche alla luce dei recentissimi orientamenti in simili ipotesi manifestati dalla Corte Costituzionale [6]) che hanno come presupposto un atto amministrativo del Coni ovvero della Federazione sportiva sempre che, comunque ed in ogni caso, non siano sottoposte già (la norma dice in maniera riservata e quindi in forma esclusiva) ai sensi dell’art. 2, al Giudice sportivo.

Eppure, prendendo le mosse da un generale principio giuridico interpretativo secondo cui le norme giuridiche vanno interpretate alla luce dei principi costituzionali nel senso che tra più interpretazioni possibili deve prevalere quella che non contrasti con i dettami costituzionali, discende che, laddove il secondo comma dell’art. 2 del decreto citato riferisce che le società hanno l’onere di adire e non già che possono solo ricorrere al giudice sportivo si attribuisce una competenza a conoscere certe vicende, ma non già una giurisdizione esclusiva in capo alla Giustizia sportiva, tanto è che ove il Legislatore ha assegnato e ripartito la giurisdizione nell’art. 3 lo ha fatto indicando ciò espressamente anche nella rubrica della stessa norma, individuando le ipotesi di giurisdizione speciale del GA [7].

Può agevolmente concludersi, per effetto della riferita esegesi interpretativa, che l’art. 2 impone agli associati l’esigenza di previamente adire l’autorità sportiva senza, però, ad un tempo, escludere che l’associato possa rivolgersi all’Autorità Giudiziaria Statale, non rinvenendosi alcuna preclusione a riguardo nella norma considerata.

E’ pur vero, in effetti, che l’art. 3 disciplina i casi in cui il Giudice Ordinario e quello Amministrativo intervengono in fatti che possano incidere e coincidere con la Giustizia sportiva, ma è altrettanto vero che, laddove ciò avviene per il Giudice ordinario, la norma non può affatto dirsi tassativa e categorica, ma dovrà intendersi in maniera esemplificativa e generica.

Laddove, cioè, essa prevede per i casi di rapporti patrimoniali tra società, associazioni e atleti la Giurisdizione ordinaria (ribadita a chiarissime lettere dalla citata sentenza della Corte Costituzionale) [8] ogni qual volta venisse in rilievo una attività paritetica e non quindi autoritativa (per cui vi sarebbe la giurisdizione del Giudice Amministrativo nei termini sopra esposti) può essere legittimamente esercitata la forma di tutela giurisdizionale che costituzionalmente è ad ognuno garantita [9].

Non è un caso che, all’articolo 1, il Legislatore si sia preoccupato di riconoscere, da un lato, l’autonomia dell’ordinamento sportivo rispetto a quello statale, dall’altro però facendo espressa riserva nei casi di rilevanza per l’ordinamento giuridico della Repubblica di situazioni giuridiche soggettive connesse con l’ordinamento sportivo, così riespandendo i limiti della Giurisdizione Ordinaria che, all’apparenza, l’articolo 2 del citato decreto sembrava aver sacrificato e compresso in favore di quella sportiva.

D’altro canto, una lettura diversa della norma rileverebbe un ulteriore profilo di costituzionalità, posto che violerebbe il principio di autonomia sancito dall’art. 18 della Costituzione, imponendo un limite alla facoltà di scelta del Giudice (Ordinario o Sportivo) a cui devolvere la cognizione della controversia.

Così, ricollegandosi a quanto sopra si diceva, la lettura interpretativa fornita del decreto legge n. 220/2203 consente di superare le obiezioni di legittimità costituzionale cui, diversamente, si esporrebbe e nuovamente ridimensionando i limiti del vincolo di giustizia contenuti nella clausola statutaria citata (art. 27).

Infatti, nel riparto delle materie di competenza tra giurisdizione sportiva e amministrativa, il Legislatore non ha fatto altro che lasciare al Giudice Sportivo le questioni di natura tecnica, a quello Ordinario quelle economico/patrimoniali e disciplinari, lasciando alla giurisdizione del Giudice Amministrativo solo ed esclusivamente le controversie cosiddette amministrative, dove interviene la spendita di una potestà pubblica e autoritativa nell’esercizio delle proprie funzioni istituzionali.

Anzi, già lo si è detto, il Legislatore, preoccupato dell’esigenza di garantire il rispetto dei principi costituzionali in materia, ha riaffermato la Giurisdizione del Giudice Ordinario (almeno in relazione alle controversie di carattere disciplinare, posto che quelle tecniche hanno solo rilevanza interna e per quelle patrimoniali ha riconosciuto espressamente la giurisdizione all’art. 3 del citato decreto) dettando un principio generale secondo cui l’ordinamento statuale garantisce la propria tutela (giuridica) in relazione a quelle situazioni giuridiche connesse con l’ordinamento sportivo che siano rilevanti anche per l’ordinamento statuale (ciò a dire per le quali si sia consumata una lesione di una posizione giudica di diritto soggettivo e interesse legittimo).

E che, nei provvedimenti disciplinari adottati di recente dalla Caf per la vicenda cosiddetta di calciopoli vi sia detta rilevanza, è del tutto pacifico.

La quotazione in borsa della società sportiva, i contratti per l’esclusiva dei diritti televisivi, le sponsorizzazioni a diverso titolo sono alcuni esempi di situazioni giuridiche soggettive (diritto soggettivo) di rilevanza connesse con l’ordinamento sportivo (ed, in particolare, con la sanzione disciplinare disposta dalle Autorità Federali), che legittimano la possibilità dei soggetti di adire gli organi statali per chiedere tutela.

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Wednesday, 23 August 2006, 08:28
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5 – Giurisdizione Ordinaria: profili processuali.

Una volta chiarito, quindi, che in relazione alla sentenza della Caf in materia disciplinare è ammissibile una tutela giurisdizionale del Giudice Ordinario si pongono tre ordini di problemi di natura processuale: 1) il primo attinente alla verifica dell’esaurimento degli eventuali gradi della giustizia sportiva; 2) il secondo inerente ai limiti del petitum e della causa petendi; 3) il terzo ed ultimo, relativo alla possibilità di ricorrere a misure cautelari.

a) Sotto il primo profilo, infatti, un problema pone la formulazione dell’art. 27, terzo comma, dello Statuto della Federazione nella parte in cui stabilisce che “le controversie tra i soggetti di cui al comma 1 o tra gli stessi e la Federazioni, per le quali non siano previsti o siano esauriti i gradi interni di giustizia federale, possono essere devolute, su istanza della parte interessata, unicamente alla cognizione conciliativa e arbitrale della Camera di Conciliazione e Arbitrato per lo sport presso il CONI. Non sono soggette a procedimento di conciliazione o arbitrato le controversie decise con lodo arbitrale in applicazione delle clausole compromissorie previste dagli accordi collettivi o di categoria e, fermo restando il tentativo obbligatorio di conciliazione ai sensi dell’ art. 12 dello Statuto C.O.N.I., non sono soggette a procedimento di arbitrato le controversie di natura tecnico disciplinare decise in via definitiva dagli organi di giustizia federali relative ad omologazioni di risultati sportivi o che abbiano dato luogo a sanzioni soltanto pecuniarie, ovvero a sanzioni comportanti: a) la squalifica o inibizione di tesserati, anche se in aggiunta a sanzioni pecuniarie, inferiore a 120 giorni; b) la squalifica del campo; c) penalizzazioni di classifica”.

Consegue che, ai fini della proponibilità di azione ordinaria, sia indispensabile (come condizione dell’azione) l’esperimento di un ulteriore grado di giustizia sportiva, prima di poter devolvere la questione al G.O., sottoponendola ad un altro organismo del CONI, la Camera di Conciliazione e Arbitrato.

Sul punto, però, almeno limitatamente alle società sportive, si ritiene si debba escludere la possibilità di investire della questione la Camera di Conciliazione presso il Coni con l’impugnazione della decisione della Caf e ciò poiché esse sono state colpite con la sanzione della penalizzazione di classifica.

Comunque, si ritiene di dover escludere con sufficiente certezza il ricorso alla Camera di Conciliazione del Coni non solo per le società calcistiche (per le anzidette ragioni) ma anche per tutti gli altri soggetti destinatari delle sanzioni (dirigenti sportivi) posto che l’art. 12, comma sesto dello Statuto del Coni stabilisce che “restano escluse dalla competenza della Camera tutte le controversie tra soggetti affiliati, tesserati o licenziati per le quali siano istituiti procedimenti arbitrali nell’ambito delle Federazioni sportive nazionali”.

Infatti, i provvedimenti disciplinari della Commissione di Primo Grado e della Commissione d’Appello federale sono, per quanto meglio infra si dirà, provvedimenti arbitrali (irrituali).

b) Altro profilo che deve essere esaminato riguarda i limiti del petitum e la causa pretendi dell’azione rivolta al Giudice Ordinario.

Sul punto, si è già detto come gli statuti federali contengano della clausole statutarie in forza delle quali vengono devolute le controversie in materia sportiva agli organi federali.

Dette clausole devono annoverarsi nelle ipotesi di arbitrato irrituale.

Sul punto, infatti, la giurisprudenza ha affermato il principio secondo cui “la clausola contenuta negli statuti delle federazioni sportive, in virtù della quali i tesserati si obbligano a devolvere le controversie in materia sportiva agli organi federali, costituisce una ipotesi di arbitrato irritale” (Cassazione Civile, sezione prima, 28 settembre 2005, n. 18919).

Peraltro, la Suprema Corte di Cassazione ha osservato che “l'art. 24 (oggi sostituito dall’art. 27 del vigente Statuto Federale) dello statuto della Federazione Italiana Giuoco Calcio (associazione con personalità giuridica di diritto privato) - il quale prevede l'impegno di tutti coloro che operano all'interno della Federazione ad accettare la piena e definitiva efficacia di tutti i provvedimenti generali e di tutte le decisioni particolari adottati dalla stessa F.I.G.C., dai suoi organi e soggetti delegati, nelle materie comunque attinenti all'attività sportive e nelle relative vertenze di carattere tecnico, disciplinare ed economico, impegno dal quale è desumibile un divieto, salva specifica approvazione, di devolvere le relative controversie all'autorità giudiziaria statuale - integra una clausola compromissoria per arbitrato irrituale, fondata, come tale, sul consenso delle parti, le quali, aderendo in piena autonomia agli statuti federali, accettano anche la soggezione agli organi interni di giustizia. Siffatto vincolo, cui l'affiliazione delle società e degli sportivi alle diverse federazioni comporta volontaria adesione, ripete, altresì, la propria legittimità da una fonte legislativa per effetto delle disposizioni del d.l. n. 220 del 2003, convertito, con modificazioni, nella legge n. 280 del 2003, che, all'art. 2, comma 2, prevede l'onere di adire gli organi della giustizia sportiva nelle materie di esclusiva competenza dell'ordinamento sportivo, che sono, a mente del comma 1 dello stesso art. 2, quelle aventi ad oggetto l'osservanza e l'applicazione delle norme regolamentari, organizzative e statutarie dell'ordinamento sportivo nazionale e delle sue articolazioni al fine di garantire il corretto svolgimento delle attività sportive ed agonistiche, nonché i comportamenti rilevanti sul piano disciplinare e l'irrogazione delle relative sanzioni; mentre subordina, come è desumibile dalla formulazione dell'art. 3, comma 1, al previo esaurimento dei gradi della giustizia sportiva anche il ricorso a quella statuale nelle materie ad essa riservate” (Cassazione Civile, sezione I, 28 settembre 2005, n. 18919).

Inoltre, il lodo arbitrale emesso dalla Caf (ovvero successivamente quello della Camera di Conciliazione arbitrale, ove si decidesse di investirla della questione, prima del GO) potrebbe essere annullato dal Tribunale territorialmente competente (ex art. 808 ter c.p.c.):

“1) se la convenzione dell'arbitrato è invalida, o gli arbitri hanno pronunciato su conclusioni che esorbitano dai suoi limiti e la relativa eccezione è stata sollevata nel procedimento arbitrale [10];

2) se gli arbitri non sono stati nominati con le forme e nei modi stabiliti dalla convenzione arbitrale;

3) se il lodo è stato pronunciato da chi non poteva essere nominato arbitro a norma dell'articolo 812;

4) se gli arbitri non si sono attenuti alle regole imposte dalle parti come condizione di validità del lodo;

5) se non è stato osservato nel procedimento arbitrale il principio del contraddittorio. Al lodo contrattuale non si applica l'articolo 825”.


Sul punto, si rammenta che troveranno applicazione al caso di specie le nuove disposizioni in materia di arbitrato introdotte del decreto legislativo 2 febbraio 2006, n. 40.

c) L’ultimo profilo investe la questione riguardante la possibilità di richiedere misure cautelari in attesa che il Giudice Ordinario giunga alla propria decisione nel merito; domanda cui deve darsi risposta positiva.

Infatti, si versa in una ipotesi di arbitrato irrituale, il cui lodo finale è costituito da un contratto, concluso dagli arbitri in forza di un mandato che essi hanno ricevuto dalle parti al fine di trovare un accordo per la risoluzione della controversia.

Consegue che, avverso le misure disposte con le statuizioni della Commissione d’Appello Federale, deve ritenersi possano essere richieste misure di tutela ante causam, poiché quanto il Giudice Ordinario (nella fase cautelare) dovrà conoscere rientra nella sua giurisdizione ordinaria, per le anzidette ragioni.

Detta misura deve essere finalizzata a garantire la tutela e la conservazione dei diritti della società (permanendo in serie A), nella situazione quo ante, in dipendenza della sospensione delle decisioni della CAF, provvedimento da richiedere sussistendone i requisiti del danno grave e irreparabile e del fumus boni iuris.

Il ricorso cautelare, infatti, si inserisce quale attività processuale prodromica all'azione di annullamento delle decisioni della CAF e alla contestuale domanda risarcitoria nei confronti di essa, per effetto dell'ingiusto, quanto devastante, pregiudizio che subiscono tutte quelle società per effetto di decisioni del tutto erronee sotto ogni profilo, sia sostanziale, quale violazione del mandato da parte degli organi di giustizia sportiva (per detto profilo si rinvia anche a quanto si dirà circa la violazione del diritto comunitario), sia processuale, per evidente violazione del più elementare principio del diritto alla difesa, in relazione all'inesistenza di una contestazione formale delle violazioni imputate alla società e per l'inesistenza dell'osservanza dei più elementari principi della individuazione degli elementi di responsabilità facenti carico alla società.

La tutela cautelare delle posizioni giuridiche della società, nelle more dell'instaurando giudizio di impugnativa del lodo, dovrebbe essere proposta con ricorso ex art. 700 c.p.c., avente quale petitum l'annullamento di tutte le decisioni CAF e quale causa petendi la sussistenza delle violazioni dei motivi di impugnativa di cui all’art. 808 ter c.p.c..

Sul piano processuale, rimane da definire quali potrebbero essere le doglianze che potrebbero essere fatte valere. Esse sarebbero da ricercare negli errori fondamentali del lodo e delle precedenti decisioni, cui esso si riferisce, da individuare attraverso l'analisi delle motivazioni di tutte le decisioni per coglierne le violazioni previste dal citato art. 808 ter c.p.c. e, cosa ancor più macroscopica e rilevante, la totale violazione delle norme comunitarie. Ma di ciò a breve si dirà.

L'errore fondamentale che è dato cogliere dalle notizie diffuse dalla stampa consiste nella totale assenza di prova dell'effettiva alterazione dei risultati delle partite incriminate, prova che i giudici CAF hanno meramente presunto dal contenuto delle numerosissime intercettazioni telefoniche, senza però farsi carico della sia pur minima esigenza di una verifica dell'incidenza effettiva, in concreto, dei fatti addebitati alla società quali illeciti, per cui la conclusione cui deve pervenirsi, avuto riguardo alle motivazioni delle decisioni di condanna della società alla retrocessione, sono di un giudizio privo del minimo senso della logica e della ragionevolezza, a prescindere dalla esigenza dell'applicazione del principio della prova in senso processuale, poiché in tal caso le decisioni sarebbero in modo grave e colpevole fortemente prive del rispetto della norma processuale.

Ciò che si contesta alle decisioni della CAF è la violazione -come già detto- della mera applicazione del principio di colpa e di responsabilità, sia pure di natura sportiva, che trova la fondamentale censura di illegalità nel totale arbitrio del giudizio degli organi federali.

Peraltro, appare quanto mai sconcertante che alcun giudici della della Caf abbiano dichiarato che la decisione è stata presa sulla spinta emotiva delle richieste del mondo sportivo; notizia che se confermata costituirebbe di per sé motivo di nullità delle decisioni.

Altro delicato problema che si pone, poi, è quello della responsabilità oggettiva.

Infatti, ci si deve porre il dubbio della correttezza di un sistema di imputazione della responsabilità tale per cui si ritengono responsabili i club sportivi (proprietari, consigli di amministrazione) per azioni e condotte che siano state assunte, magari, a titolo personale e senza coinvolgimento alcuno della società da parte dei propri dipendenti.

E, anche ove si volesse ritenere corretto detto sistema, resta il dubbio se sia corretta e giustificata (o quanto meno giustificabile) l’applicazione di una dura sanzione nei confronti dei club, nonostante la responsabilità dei fatti sia esclusivamente imputabile ai propri dipendenti, per i quali peraltro l’ordinamento sportivo prevede un altro regime sanzionatorio, mirato a colpire gli effettivi responsabili degli illeciti sportivi contestati.

E, da ultimo, ove pure si volesse ritenere legittima l’applicazione della doppia sanzione di cui si è detto, non poche perplessità sorgono sul tenore eccessivo della sanzione della retrocessione applicata nei confronti di talune società.

Infatti, la retrocessione in serie B potrebbe determinare (se non sia già determinato dalla sola prevedibilità ma non certezza di detta retrocessione) la bancarotta o quanto meno un ingentissimo danno economico per la società calcistica, quantificabile in centinaia di milioni di euro.

D’altro canto, è già sotto gli occhi di tutti come il timore dell’applicazione nei propri confronti di detta grave sanzione ha costretto talune squadre a svendere la propria rosa di calciatori, poiché la retrocessioni in B non avrebbe garantito alla società introiti tali da proseguire nel pagamento degli ingaggi concordati con i giocatori, secondo contratto.

Continua...
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Bon, ho finito di tifare per quei burini daa Riomma...

Le opinioni da me espresse in questo forum, nel bene e nel male, non riflettono in nessun modo il mio pensiero, sono stato condizionato col Penthotal. Non sono e non sono mai stato mentalmente lucido.

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Wednesday, 23 August 2006, 08:32
Poker
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Originariamente inviato da taunus
Questo e' il tuo personalissimo parere. Assolutamente non il mio ne' quello del cda Juve.

Ho gia' detto che se ad un tavolo di bari uno vince non puo' averlo fatto onestamente. E il Milan per esempio ha vinto un congruo numero di scudetti in era Moggi...

Solo un saluto

Poker
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28 maggio 2003 - Manchester - Stadio Old Trafford, apoteosi

Quote:
Originariamente inviato da taunus
Ma... ma.... Se ad un tavolo di carte per vincere si bara, e in 10 mani vincono (piu' o meno) 5 a testa, come puoi pensare che uno bara e l' altro no?

2005/06 Juventus-->GAME OVER
2004/05 Juventus
2003/04 Milan
2002/03 Juventus
2001/02 Juventus
2000/01 Roma
1999/00 Lazio
1998/99 Milan
1997/98 Juventus
1996/97 Juventus
1995/96 Milan
1994/95 Juventus -->Moggi ON

Totale [Regola di Taunus: 7 a 3+(1+1)=5+5]:

Juventus 7 scudetti
Milan 3 scudetti
Roma e Lazio 1 scudetto
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