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Notizie ed opinioni - Personaggi ed avvenimenti dall'Italia e dall'estero


Sunday, 20 November 2005, 12:10
Dani
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Dieta e crisi di coppia, ma il pranzo di Natale resiste


Uffa, il pranzo di Natale. Non sarebbe ora di smetterla con la grande abbuffata, tra rito, mito e tradizione? Il drappello dei dissacratori c’è, ma non fa breccia. Minoranza dura, intendiamoci. E piuttosto arrabbiata, nelle motivazioni. Sostiene, per esempio, che la tavola della vigilia (o del mezzodì del giorno di festa), addobbata di candeline luccicanti e di fiocchi rossi con palle di vetro e pigne, carica di tortellini e panettone, riunisce parenti litigiosi, coniugi incavolati (e magari sull’orlo della separazione), figli annoiati, costretti a brindare, a sorridere, insomma a fingere di volersi bene. Dunque, sarebbe meglio lasciar perdere.

Il tradizionale pranzo di Natale (Fotogramma)
FEDELI AI VALORI - Ma non è questa la tendenza degli anni Duemila. Anzi. La stragrande maggioranza degli italiani resta fedele ai valori (non solo gastronomici) del pranzo natalizio. Due dati: 81 per cento a favore; 19 contrario. Le percentuali emergono da uno studio, condotto da Astra-Ricerca su commissione dell’Aidi (Associazione industria dolciaria Italiana), che, riflessioni sociologiche a parte, può prendere atto con serena soddisfazione che il panettone e il pandoro rimangono i dolci leader di ricorrenza, con una capillare e crescente diffusione su tutto il territorio nazionale. Ciò detto, le zie napoletane o calabresi non trascureranno di deliziare i commensali con struffoli e pignolate di antica e inattaccabile ricetta regionale. Gli evviva, dunque, sommergono gli abbasso.

A dispetto dei detrattori che, oltre a denunciare la sottaciuta ipocrisia natalizia, si attaccano anche alla linea e alla salute, minacciate dall’estenuante sequenza di piatti calorici; gridano al consumismo che ha svilito perfino il menù di Babbo Natale; se la prendono con la laicizzazione di un’usanza che, pur godereccia, dovrebbe inserirsi nel più ampio contesto di festa religiosa. Infine, e qui entrano in scena soprattutto le donne, tra le ragioni del no, spuntano la fatica, lo stress; da fornelli e da centro-tavola. Eppure, nulla riesce a scalfire l’esercito di famiglie nazionalpopolari e borghesi, benestanti, a stipendio fisso o variabile, che mai rinuncerebbero all’abbuffata del 25 dicembre, come Dio e tradizione comandano. «La riduzione dei consumi, in tempi di crisi, influisce pochissimo sul carrello della spesa per i cibi di Natale - osserva il sociologo Enrico Finzi, presidente di Astra Ricerca -, e il pranzo della festa più sentita dell’anno per la maggioranza della gente continua ad intrecciarsi con i riti della religione, rafforzati dai nostalgici ricordi dell’infanzia: canti, profumi, sapori, doni sotto l’albero o accanto al presepio». Il pranzo di Natale viene vissuto come oasi di serenità e di relax, e il calore della famiglia riunita o ritrovata tocca perfino le persone più «irregolari»; tanto che, in epoca di secondi e terzi matrimoni, di famiglie allargate, cresce il numero di quanti festeggiano il Natale bis: capitone di qua, tacchino di là. E pazienza se il tasso di colesterolo e trigliceridi rischia di finire fuori controllo.
IN CUCINA - La fatica delle donne, si diceva. Ma anche la gioia, perfino l’eccitazione di cimentarsi in un menù ben riuscito. Le casalinghe a tempo pieno danno il meglio di sé, a Natale; ma non scherzano neppure le signore più o meno in carriera, che, una tan tum , sono felici di realizzarsi in cucina, magari con qualche aiuto (dalla rosticceria). Onore alle cuoche, allora. Sicché, per un pranzo natalizio di sicuro successo, ci affidiamo ai suggerimenti di Valeria Piccini, diploma di perito chimico, chef di Caino di Montemerano, borgo medioevale della Maremma. La bravura di Valeria, che sa conciliare tradizione e innovazione, è riconosciuta dai giudizi lusinghieri delle Guide gastronomiche più importanti. «I cibi della memoria, con un tocco di novità, l’esecuzione corretta, l'entusiasmo sono gli ingredienti giusti», confida. Quindi, detta: «Crema di porri e patate con uova di quaglia al tegamino e tartufo bianco: tortelli con ripieno di maiale (meglio se cinta senese) in brodo di gallina e castagne; agnello nostrano arrostito al forno, con puré di porri e carciofi saltati all’olio nuovo; semifreddo di panettone con salsa di melograno, accompagnato da fette di panettone grigliato». «Meglio se sono a forma di stella - dice - così fanno più Natale».
Marisa Fumagalli
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Sunday, 20 November 2005, 13:21
bitto
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Una volta la tavola.. "la buona tavola"
era l'occasione per far sfoggio delle proprie capacità ( anche economiche) di offrire ospitalità agli amici.
ai quali, non solo veniva offerto cibo di ottima fattura...
il clou, veniva raggiunto solo quando ogni piccolo dettaglio era curato con amore dal nume della casa, che riversava, sul puro servizio di ristorazione, il valore aggiunto del proprio lavoro, della propria arte.
oggi, riusciamo ancora a distinguere tra un concerto di pavarotti alla scala e una cantatina del medesimo fatta nel salotto di casa, a nostro esclusivo beneficio, ma, ahimè, per il cibo, + accessibile di big luciano, questo va perdendosi..
così, le signore in carriera, si fan complici di rosticceria, convinte che l'aragosta alla chèz Maxim sia piu ricca di significati di un piatto di spaghi aglio e olio fatto "a mano"...
sul momento..
magari nella scavolini millionaire, con l'abito di lamè di D&G che rishia pure qualche goccia d'acqua salata...
senza contar le mani, che, a contatto con le pentole, si sa, rischiano le screpolature.
cosi costruiamo un'altra fetta di nulla, e io ne sono felice, xche, se il nulla avanza, allora possiamo sperare nel crollo delle pareti che lo contengono, e, come ben si sa..
sulle rovine cresce sempre qualcosa..
erbacce, dapprima..
poi giungla..
e, con un po di fortuna..
un nuovo ciclo.
..............................

oggi ho mangiato:

lumache vignaiole in guazzetto, con funghi porcini e polenta,
castagne al posto del pane, vin novello(lambrusco)
frittelle di cavolfiore .
ho disposto gli ingredienti nei piatti in "bella vista" anche se sarebbe bastato rovesciarli li,
perchè il gusto e' anche nell'estetica.
ho iniziato a lavorare alle 9, ho mangiato alle 13.30.......

questo, io lo chiamo stare a tavola.
altrimenti e' un pasto.
__________________
"Raramente il vero guerriero combatte per finta"
Don Juan de Binarios Digitus in "Tutto quello che Paulo Coelho non vi ha detto nel suo manuale del guerriero di luce".
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Sunday, 20 November 2005, 13:58
Dani
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 Località: Calabria
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sarà forse perche sono cresciuto in una regione dove c'è la cukltura della tavola, ma anche se rappresento le nuove generaizoni mi sento di apprezzare molto di + i piatti tipici e fatti in casa che la roba di rosticceria,
SPesso non si ha il tempo ma in determinate occasioni ci sono piatti che vanno cucinati in casa e che almeno per me rimangono insostituibili!
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