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Sondaggio: Giusto dedicare una strada della vostra città a Fabrizio Quattrocchi?
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Giusto dedicare una strada della vostra città a Fabrizio Quattrocchi?



Wednesday, 1 February 2006, 16:23
OrangoStango
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Una via per Quattrocchi


è notizia recente che il comune di Genova si sia opposto all'idea di dare il nome di Fabrizio Quattrocchi, italiano ucciso in IRAQ, ad una strada della sua città natale. favorevoli sarebbero invece sindaci di città come Roma o Firenze.

il tema è sicuramente inerente e contiguo, anche se non completamente sovrapponibile, ad una accesa discussione che si è sviluppata nel thread Perlasca for dummies.

a questo punto la domanda è:

riterreste giusto dedicare una strada della vostra città a Fabrizio Quattrocchi?
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Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare
avvertenza: spesso la mia mente abbandona il mio corpo per cui per favore non ritenete me e la mia mente responsabile di quello che il mio corpo ha scritto
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Wednesday, 1 February 2006, 17:25
RomeoKnight
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dovevi specificare come è morto.
Comunque per me è giusto SOLO nella sua città, in una via di nuova creazione (non togliamo le vecchio che si sa cosa si perde ma non cosa si trova )
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Hic sunt dracones
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Wednesday, 1 February 2006, 17:53
SkidArh+
 Mauro
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forse nella sua citta' pure pure....
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Skid

"........er valvola" .......senza!
San Genna', tu lo sai, je te voglio bene, ma na Valvol' e' Skiddon 'scioglie o' sanghe dint' e' vene! e chest'è!
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Wednesday, 1 February 2006, 17:58
SkyDiver
 Sandro
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Non concordo: faccio un paragone.

Lavoratore = Carabiniere = ucciso, l'ha ucciso un assassino.

Lavoratore = Quattrocchi = ucciso, l'ha ucciso un assassino.

Differenze? I Media? Per la mia morale non bastano... ergo NO!!!
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SkyDiver
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Wednesday, 1 February 2006, 19:14
brun
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La domanda secca richiede una risposta secca, anche se mi pare posta male. Non si dovrebbe intitolare una via al bodyguard e non perchè sia giusto o sbagliato, ma semplicemente perchè farlo corrisponderebbe all'esaltazione dell'eroismo. Evento da evitare, soprattutto oggi, sia a causa della scarsa maturazione politica di una destra abituata a misurare la realtà con un metro elettorale. Sia perchè una nazione che ha necessità di glorificare e celebrare in pompa magna i propri eroi, di solito evidenzia un tessuto sociale che cerca di nascondere pericolosi vuoti di etica e di morale.

Se si guarda al passato, eccettuando i casi di salvataggio di altre vite umane, di solito gli eroi emergono nei momenti più bui delle società, quando vengono a mancare le condizioni per le minime garanzie dei diritti e delle libertà individuali. In quei momenti, la nazione trova la sua ragione d'essere nell'esaltazione di quegli atti e si raccoglie attorno ai suoi eroi. Non credo che l'Italia sia già a questo punto.
L'ho già detto, si può ricordare con profondo rispetto l'eroismo della controversa figura del bodyguard, senza bisogno di urlare o entafizzare il suo gesto.
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Wednesday, 1 February 2006, 20:53
Duilio
 Khn'nr
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Semmai avrei un elenchino di gente morta con onore..... cominciamo a controllare se sono stati tutti sistemati quelli che hanno dato la vita in cambio di quella di un altro.
Poi quelli che morendo hanno lasciato qualcosa.
Poi quelli che per tutta la vita hanno fatto del bene in maniera disinteressata.

Deh, non era meglio se ci fosse tornato vivo? Magari faceva ancora un po' di punti e un caruggio glielo si trovava ancora.
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Wednesday, 1 February 2006, 21:03
kaos
 Carlo
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No non è giusto nè nella mia che in altre città, dice bene Duilio, c'è una lista di eroi che attendono un riconoscimento e sono stati dimenticati,il bodyguard , come è stato ben scritto nel thread "perlasca for dummies" ha solo utilizzato metodi è parole che ricordano eroi, ma Il Quattrocchi in sè, non lo è.
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Thursday, 2 February 2006, 08:04
microzott
 Francesco
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amo quell'uomo che va a triplo processore: secco, preciso, conciso e circonciso
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Tutto cio' che si puo' scassare, si rompera' nel giorno peggiore.
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Thursday, 2 February 2006, 08:34
RomeoKnight
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ma chi l'è sto quattrocchi?
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Hic sunt dracones
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Thursday, 2 February 2006, 11:27
AbsyntH
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nn trovo giusto dedicare una via a quattrocchi per un motivo che forse per molti sara un'idiozia o una sorta di macabro cinismo cmq...sencondo me nn gli va dedicata una via per il semplice motivo che nn è un eroe e nn lo è perchè è andato in guerra(perchè li c'era,ma forse c'è ancora,la guerra)c'è andato di sua spontanea volonta,era pagato profumatamente e come ben sappiamo in guerra le persone muoiono(a differenza di quello che i nostri beneamati politici vogliono farci credere...combattessero loro le guerre che con tanta facilitda dichiarano forse nn ci sarebbero piu guerre)...se fosse cosi allora dovrebbero dedicare una via per ogni italiano morto nella campagna di russia,o per tutti quelli morti nel carso durante la prima guerra mondiale,agli uomini della scorta di falcone e borsellino(a questi due grandi uomini invece dovremo dedicare una festa nazionale), a pinelli che nn sapeva volare,a ogni singola persona morta nelle stragi di stato,a ogni uomo morto sul lavoro,a TUTTI i militari colpiti da leucemia e cancri vari perchè sono stati mandati nei balcani da dei CRIMINALI travestiti da politici e a tantissimi altri...quattrocchi è stato solo un caso politico ed è stato usato solo dai politici per fare propaganda a destra e a manca...ovvio mi spiace per la sua famiglia perchè cmq il dolore di una madre per la perdita del figlio è sempre da rispettare....ma da qui a considerare lui un eroe al pari di perlasca bhe....la cosa mi fa a dir poco inorridire....
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Tuesday, 7 February 2006, 07:33
RomeoKnight
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Intitoliamo una via di Vergiate a Quattrocchi.
Il Circolo vergiatese di Alleanza Nazionale intitolato a Giovanni Gentile ha eletto il suo primo direttivo. Le cariche fiduciarie sono state conferite dal presidente Paolo Tolu in vista delle prossime elezioni politiche ed amministrative. Il direttivo vergiatese risulta ora così composto: vice presidente è stato nominato Fabio Castano, tesoriere Antioco Pintore, segretario Franco De Tomasi, revisori dei conti Antonino Patriarca e Vincenzo Petralia. Membri del consiglio direttivo sono, invece, Paolo Tolu, Fabio Castano, Franco De Tomasi, Fernando De Santis, Antioco Pintore e Giovanni Dominaci. «E’ una grande soddisfazione essere riusciti in breve tempo a tradurre in realtà l’idea di aprire un circolo di An sul territorio vergiatese», dichiara il neo eletto presidente Tolu. Grazie alla determinazione ed alla grande volontà dimostrata dai tanti iscritti il Circolo "Giovanni Gentile", fortemente voluto anche dal coordinatore del collegio elettorale 4, Gino Amatulli, è ora non solo una sede operativa ma rappresenta anche un importante punto focale a due mesi dalle elezioni. «Come da statuto - prosegue Tolu - abbiamo provveduto ad individuare persone degne di stima e sicuramente preparate a cui sono stati designati gli incarichi chiave che ci permetteranno di essere certi protagonisti alla chiamata alle urne del mese di aprile». Tra i primi incarichi del direttivo vi è stato quello di accogliere e promuovere una significativa iniziativa avanzata dalla direzione provinciale di Alleanza Nazionale guidata da Luca Ferrazzi e dal Collegio camerale 4 coordinato da Gino Amatulli intesa a ricordare la figura dell’ italiano Fabrizio Quattrocchi tragicamente ucciso nel 2004 in Iraq. In particolare, oltre alla raccolta firme che, partita dal gazebo di Vergiate sta ora girando la provincia, anche il Gruppo consiliare di An ha invitato il sindaco Ilio Pansini e la sua Giunta ad intitolare una via o una piazza cittadina alla memoria di Quattrocchi. «Fabrizio è stato additato da alcuni esponenti della sinistra italiana come un mercenario ed un guerrafondaio, nulla di più falso e pretestuoso. Quattrocchi - evidenzia il presidente locale di An - è stato un italiano esemplare, vittima di un barbaro e cinico terrorismo, che ha saputo affrontare con estrema dignità la morte. L’unica sua colpa era quella di aver scelto un’opportunità di lavoro ad alto rischio per poter migliorare la sua posizione professionale e guadagnare quello che avrebbe potuto permettergli una vita più tranquilla in Italia. Ecco perché - spiega ancora Tolu - abbiamo invitato il Sindaco, la Giunta ed il Consiglio comunale a dedicare, il 14 aprile di ogni anno (data dell’uccisione di Quattrocchi) un momento di ricordo e riflessione con una cerimonia di commemorazione ed un minuto di silenzio in consiglio comunale, in onore della sua fiera dignità di italiano, nel nome del nostro Paese e del Tricolore. Fabrizio sapeva che per svolgere al meglio il suo lavoro avrebbe messo a repentaglio la vita ma proprio le sue ultime parole testimoniano il grande coraggio, la preparazione e la sua fiera dignità di cittadino italiano che nel momento in cui si trova a dover affrontare la morte dedica un estremo pensiero al suo Paese. Altri uomini che nella storia italiana hanno avuto un comportamento analogo al suo oggi vengo ricordati come ‘eroi’. An – conclude Paolo Tolu - vuole quindi che gli sia resa giustizia, cancellando così anche quella ‘macchia’ del sindaco di Genova che, nonostante la gravità dell’accaduto, non ha presenziato ai funerali del suo valoroso concittadino ».

ho lasciato i nomi così imparano
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Tuesday, 7 February 2006, 09:56
brun
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Mi spiace dover ritornare sul caso Quattrocchi. Questo sventurato non merita che gli si ricamino addosso le parole sputate dai soliti opinionisti. Come non merita gli appetiti elettorali di un partito opportunista. I terroristi che hanno filmato la sua esecuzione gli hanno reso un pessimo servizio, perchè lo stanno facendo morire due volte. Intimamente speravo che, al peggio, gli opinionisti di questa board si sarebbero limitati ad una disquisizione formale sul concetto dell'eroismo, beneficiando Quattrocchi di quel rispettoso silenzio di solito concesso ai morti ammazzati.

Così non è avvenuto. Per cercare di addolcire quel retrogusto sgradevole che mi ha assalito leggendo un particolare intervento, mi permetto di incollare un gran bell'articolo di Guido Ceronetti, apparso oggi su La Stampa. Ceronetti non ha bisogno di presentazioni. I suoi contributi sono sempre estremamente intelligenti, ironici, con significati tra le righe, ma mai fuori le righe. Come l'articolo di cui sotto. Che si sofferma sul concetto di eroismo ricordandoci Cambronne, acclamato oltralpe per la sua semplice parola: "m e r d e".

Ceronetti riesce a farci capire che questo concetto non è assoluto, ma profondamente incastonato alle condizioni sociali e politiche in cui esso avviene. Riesce a farci capire, con arguzia ed intelligenza, come molte persone, parlando di Quattrocchi, abbiano sprecato un'occasione per dimostrare la loro intelligenza.

Chiedo scusa al moderatore OrangoStango (che con il suo poll ha avuto il pregio di spostare la discussione dalla persona al concetto di eroismo) se inserisco il post in un'area destinata unicamente al poll. Ma ci tengo alla qualità della board e volevo che l'intervento di Ceronetti rispondesse alla sgradevole domanda: "ma chi è Quattrocchi?". Con la sua intelligente risposta: forse un non-eroe, ma che non avrebbe affatto sfigurato di fronte a tanti acclamati eroi.


Chi è eroe - Guido Ceronetti

AIUTO. Scoppiano le discussioni per ridefinire chi sia eroe, le vanno a cercare perfino nei dizionari, e impariamo che la toponomastica ne accetta alcuni e ne respinga altri in base a profonde conclusioni politiche.
Offro il mio inutile soccorso di filologo apolitico (e in un certo senso apolide). Esaminiamo il caso Fabrizio Quattrocchi alla luce di un paio di esempi.
Ah sì. Definizione dell’eroe moderno: l’unicità del caso, la parola irripetibile e il trovarsi là. Per morire.
Una sera del 1851 un milanese beccato dagli austriaci ad affiggere proclami mazziniani viene portato a pendere da una forca imperialregia. Non in carrozza. Durante la strana passeggiata i gendarmi fanno sostare Amatore Sciesa sotto il portone di casa sua. Sopra ci sono le finestre rischiarate dalle candele, moglie, figli, ignari. Che cosa ci vuole perché Amatore torni su, libero, a riabbracciare i suoi? Che faccia qualche nome di carbonari amici suoi. Lo Sciesa invece dice un’altra cosa. Dice soltanto, nel suo dialetto: tirem inanz (proseguiamo) e va a spenzolare, poco saggiamente, dalla forca. E’ un eroe?

Al cento per cento. Lo è per una parola, che gli è costata la nostra riverita vita. Nella memore toponomastica milanese l’oscuro Sciesa ha il suo splendente nome (CAP 20135). Chissà. Ci saranno delle case, adesso, senza memoria, là in via Sciesa...
Indietro di qualche anno. A Mont-Saint-Jean non resta, della sbriciolata armata napoleonica di Waterloo, che l’ultimo quadrato della sua Guardia, al comando di un ufficiale che finora non ha brillato molto, il generale Cambronne. Tutti un po’ tonti, i generali dell’impero, ma erano il dio Marte nel comando... A Cambronne è toccato, per una sola parola, oltrepassarli... Il suo quadrato non la finisce più di ricaricare e tirare, la partita è arciperduta. Uno dei generali di Wellington - cinquanta cannoni almeno puntati su quei pochi - grida ai coraggiosi di arrendersi. La risposta di Cambronne (notissima, eccetto forse ai liceali dell’euro) è - la riscrivo - M E R D E. La replica inglese è FIRE, e l’ultimo quadrato della Guardia va in fumo.
A Parigi, memoria nazionale e del mondo, la Rue Cambronne è nel quindicesimo circondario. Ha avuto di più: un intero capitolo dei Miserabili di Victor Hugo, un pezzo inaudito di poesia epica - per un uomo e una parola gridata in quell’ora quasi notturna, rischiarata dalle fucilate. «Fulminare con quella parola l’uragano che vi uccide, è vincere». «Cambronne trova la parola per visitazione del soffio dall’alto». Così Victor Hugo. E ancora: «...ritroviamo, in Cambronne, la vecchia anima dei giganti». Perché è così, il sublime soffia dove vuole e quando vuole e anche come vuole. Però è eroe soltanto chi si trova là per morire e lo sa. Diranno i pacifisti che con la sua tremenda risposta Cambronne ha sacrificato tutto quel pugno di superstiti malconci. Ma uomini simili, se li tiri fuori, andranno per il resto dei loro giorni mogi e lugubri per la vergogna. Dunque Cambronne li ha salvati.
A discutere dell’eroe si perde tempo. Gli esempi sono questi: o li rivivi o li rigetti.
Quattrocchi era molto meno di Cambronne: una guardia del corpo, certo ben pagata per farlo in un postaccio simile. Un soffio dall’alto, un attimo prima di essere macellato dai suoi assassini senza volto, gli fa dire le parole che oggi, mi pare, sono arrivate addirittura per registrazione: «guardate come muore un italiano».
No.
Su sessanta milioni di italiani, nessun altro che Quattrocchi direbbe, in un momento simile, quelle parole. Le ha dette e se vuoi tradurle in lingua universale userai per tradurle con sematica esattezza l’unica parola di Cambronne. Gliela getta in faccia, non importa capiscano: importerebbe che fossimo in tanti, qui, ad aver capito.
Il comune di Genova, non intitolando una via al suo concittadino, ha perso una bella occasione di avvicinarsi all’incongruo mistero del suo superbo grido estremo.
Perché se c’è il tappo ideologico l’ossigeno dell’ideale non arriva al cuore. L’Italia sarà gonfia di imprese, ma in quanto a valori ideali è alla fame più nera. Se spunta per caso l’eroe inutile l’Italia del PIL lo butta come un panno sporco, lo fa non essere.
Forza alla banca, forza al coito tra banche: non ne nasceranno eroi - di imputrescibili pupazzi scoppianti di denaro dovremo contentarci, ammirare questi.
In pochi, amici dell’ideale, ignoti l’uno all’altro, ci raccogliamo e ricorderemo Fabrizio, solitario, già in oblio, sul Tigri, Cambronne italiano.

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fonte: http://www.lastampa.it/cmstp/rubrich...icolo=404&tp=C
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Tuesday, 7 February 2006, 12:05
C0m4nch3
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bah... ho qualche dubbio

Quote:
Su sessanta milioni di italiani, nessun altro che Quattrocchi direbbe, in un momento simile, quelle parole.
ne abbiamo tanti di condannati a morte... ne abbiamo tanti di eroi e dicono cose molto + belle di queste nazionalate senza senso... solo che hanno la "sfortuna" di non morire per mano di 4 terroristi che ti mandano in mondovisione. Altrimenti non vedo dove abbia rinunciato alla sua vita per salvarne delle altre... perchè se rinunci alla vita per nulla sei un suicida... se muori lavorando sei un caduto sul lavoro.

Quando il coraggio ti porta a rischiare (non è detto che si debba morire) per fare del bene o comunque per perseguire un ideale allora si può pensare all'eroismo (gli ismi).

Vogliamo parlare di aria fritta? parliamone.

Qui da me hanno intitolato una piazza ad un magnate che ha regalato opere d'arte al comune (da esporre nella piazza stessa) in cambio del nome alla piazza... povero Luigi Fera... ora non è + in piazza, l'hanno traslocato in un corso... ed il corso era Corso d'Italia... ora ci troveremo in piazza Bilotti di tanto in tanto.
__________________
Si ma un pò più a destra Contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare
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Tuesday, 7 February 2006, 12:08
RomeoKnight
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ma chi cazpita era sto quattrocchi?
il 99% degli italiani se lo sta chiedendo!!
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